Restare senza smettere di partire
Dalla ricerca tra Italia, Spagna e Australia al ritorno a Piedimonte Matese, un giovane ricercatore ha scelto di mantenere un legame vivo con il proprio paese. Attraverso progetti culturali, iniziative ambientali e storie di giovani del territorio, dimostra che partire e restare non sono scelte in contrapposizione, ma possono alimentarsi a vicenda.
A sei anni dicevo a mia nonna che, da grande, sarei diventato un detective a New York e l’avrei portata con me. Sono cresciuto a Piedimonte Matese, nell’area interna dell’Appennino campano, e per anni ho fatto proprio questo: partire.
Mi sono laureato in Chimica a Napoli, ho trascorso un periodo Erasmus in Spagna, ho svolto un dottorato tra l’Italia e l’Australia rurale e poi sono tornato in Spagna. Oggi sono ricercatore a contratto all’Università di Foggia, ma mi definisco un giovane multilocale: ho scelto di comprare casa e vivere nel mio paese d’origine, continuando a lavorare e a costruire relazioni anche al di fuori del territorio.
A Piedimonte Matese porto avanti il mio impegno sociale insieme ad altri giovani. Con alcuni amici abbiamo rimesso in piedi un rifugio sui monti del Matese, Scarponi del Matese. Collaboro inoltre con la Biblioteca Diocesana e la Fondazione San Bonaventura. Insieme abbiamo ideato Dal Matese al Mondo, un progetto che racconta le storie di giovani matesini che restano, partono o ritornano, senza retorica. Siamo arrivati alla settima edizione.
Da questa esperienza sono nati anche il podcast Spaesati, il libro Appaesati. Storie di ordinaria ruralità, scritto con Rossano Pazzagli e Luca Di Lello, e Matese e Climate Change, un appuntamento che da quattro anni affronta il tema del cambiamento climatico nell’Appennino.
Lavorando a questi progetti abbiamo imparato che partire e restare non sono due squadre avversarie. Esiste una terza possibilità: mantenere un legame dinamico con i luoghi, fatto di andate e ritorni, di lavoro a distanza, di competenze maturate altrove e poi rimesse in circolo nel proprio territorio.
Chi fa ricerca si muove per natura. La questione, per le aree interne, non è impedire alle persone di partire, ma fare in modo che il paese rimanga una porta aperta e non una porta chiusa alle spalle. È un’opportunità concreta, non un ripiego.
Credo che il Sud non possa rinascere trattenendo le persone, ma offrendo loro motivi per tornare e spazi in cui costruire qualcosa insieme. Anche un fine settimana alla volta.
