Restare e tornare in Calabria, l’esperienza di Kyosei
Storie diverse, unite dallo stesso filo: la cooperativa come luogo che trattiene senza chiudere, accompagna senza possedere, genera possibilità che poi camminano anche oltre sé stessa.

C’è chi resta perché trova un motivo. E c’è chi torna perché sente che quel motivo può diventare responsabilità. La storia della cooperativa sociale Kyosei attraversa entrambe queste traiettorie.
Da una parte ci sono ragazze e ragazzi cresciuti dentro percorsi di protezione. Adulti nuovi, regole nuove, una quotidianità da ricostruire, fratture da rimarginare. Per molto tempo il futuro è stato una parola troppo grande. Poi la cooperativa è diventata prima un luogo di cura, poi un ponte. Quando l’accoglienza si è conclusa, il legame non si è interrotto: è proseguito in un accompagnamento verso l’autonomia, fatto di presenza, formazione, piccoli incarichi, errori e ripartenze.
Oggi, Antonella, Nicola e Francesca lavorano in una stamperia sociale: stampano magliette, shopper, oggetti in 3D, imparano un mestiere e, soprattutto, imparano a riconoscersi capaci.
Da giugno inizieranno a lavorare anche in un bistrot/libreria e in una gelateria sociale all’interno delle gallerie di Catanzaro sotterranea, entrambi gestiti dalla cooperativa; la gelateria nasce anche con il sostegno di Fondazione con il Sud.
Dall’altra parte c’è Giovanni. Lavorava in Telefono Azzurro a Treviso. Aveva costruito lì un percorso professionale solido. Poi ha accettato la sfida di tornare in Calabria per guidare l’Area clinica della cooperativa. Non è stato un ritorno nostalgico, ma una scelta di campo: riportare competenze, visione e metodo in un territorio che troppo spesso vede partire le sue migliori energie. Lo ha fatto per diciotto anni, contribuendo alla crescita di servizi rivolti a bambini, adolescenti e famiglie fragili. Oggi ha uno studio professionale proprio, sempre qui, in Calabria, e continua a collaborare con noi.
Due storie diverse, unite dallo stesso filo: la cooperativa come luogo che trattiene senza chiudere, accompagna senza possedere, genera possibilità che poi camminano anche oltre sé stessa.
La restanza e la tornanza, in fondo, non sono parole astratte. Sono volti, scelte, percorsi. Sono il Sud quando smette di essere solo terra da cui partire e diventa luogo in cui restare, tornare, costruire futuro.
Per approfondire la storia: https://www.kyosei.it/
