Divari e riscatto educativo nel Sud

Sofferenze e speranze educative attraversano il Mezzogiorno. Insopportabili divari e disuguaglianze vengono contrastati da una mobilitazione civile che produce resilienti invenzioni educative e prospetta un possibile riscatto

di Marco Rossi-Doria
Presidente di Con i bambini Impresa sociale
© Gianni Ranuio Steps of life
© Gianni Ranuio Steps of life

Uno svantaggio formativo multi-dimensionale

Famiglie, scuole, bambini e ragazzi del Sud vivono uno svantaggio formativo multi-dimensionale, un vero e proprio “divario di cittadinanza”.
I divari formativi vanno riferiti sempre alla crisi demografica, che si acuirà, facendo diminuire il numero di nati, chiudere le scuole, far calare l’attenzione pubblica su tutti i bisogni educativi. Infatti, al 2050, l’Italia perderà 4,5 milioni di abitanti ma l’82% della perdita interesserà le regioni meridionali: -3,6 milioni, con la perdita di 813 mila under 15, quasi un terzo di quelli attuali (-32,1%).

Il disinvestimento formativo è molto più marcato al Sud, come ricorda l’Istat nel suo Rapporto 2024: «Tra il 2008 e il 2020, la spesa complessiva si è ridotta del 19,5% al Sud, oltre 8 punti percentuali in più del Centro-Nord… e la spesa per investimenti è calata di quasi un terzo contro “solo” il 23% nel resto del Paese». La spesa per studente è di 6.025 euro al Sud contro 6.395 nel Centro-Nord mentre gli investimenti per studente sono di 34,6 euro contro 51 euro.

Il disinvestimento si traduce in meno palestre, meno mense anche lì dove vi è povertà alimentare, meno servizi educativi compensativi. Ma colpiscono particolarmente due dati relativi a prima e seconda infanzia. Sono ambiti di politica pubblica fondamentali perché riguardano l’intervento precoce, che è la principale leva per ogni promessa di sviluppo umano:

1 – nel Centro e nel Nord-Est la copertura dei posti nei nidi aveva già superato il target europeo del 33% (36,7% e 36,2% rispettivamente), il Nord-Ovest era prossimo all’obiettivo (31,5%), mentre le Isole erano al 16,6% e il Sud al 16%;

2 – resiste lo storico divario nel tempo pieno tra Nord e Sud, già dalle scuole primarie e poi alle ‘medie’ tanto che le ore annue complessive di scuola ammontano a circa un intero anno di istruzione in meno per gli alunni meridionali nella scuola di base.

Come mostra il Rapporto di Save the Children, Scuole disuguali. Gli interventi del PNRR su mense, tempo pieno e palestre, pubblicato nel 2024: «Il PNRR è stato pensato per ‘superare le disuguaglianze di offerta educativa tra Nord e Sud, tra centri urbani e aree interne grazie all’investimento di oltre 17 miliardi di euro destinati al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Eppure non riescono a ridurre le disuguaglianze. A partire dalla mensa e dal tempo pieno o prolungato, alla costruzione di palestre».

È vero che diminuisce la dispersione esplicita (abbandono della scuola), come emerge dai dati Istat pubblicati ad aprile 2026, ma non migliora quella implicita (alto tasso di alunni che imparano pochissimo), a guardare i dati Invalsi, e non calano le assenze, predittive di scarsi risultati.
Appare confermata, dunque, l’analisi realizzata nel 2022 dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza: «la dispersione totale in Italia è superiore al 20%, con un evidente questione di scuola italiana meno equa, in particolare nelle regioni del Sud».

Tutto questo nasce da anni di mancate politiche perequative, confermate dall’impianto ineguale del nostro regionalismo, che premia la spesa storica anziché attivare compensazioni strutturali. E si protrae nel tempo, attraversando le età. La più recente indagine internazionale sulle competenze degli adulti (Survey of Adult Skills) – che registra quanto le persone delle diverse età adulte possano affrontare in modo adeguato la vita quotidiana e quanto possano partecipare all’economia e alla società – riassume: «Sui risultati italiani pesano moltissimo i divari interni. I residenti nel Nord e nel Centro d’Italia riescono spesso a raggiungere punteggi di competenza pari a quelli della media OCSE, al contrario di quanto accade nel Mezzogiorno che presenta valori sempre significativamente inferiori alla media italiana».

Del resto, gli italiani di 25-64 anni che hanno almeno una qualifica o un diploma secondario superiore sono il 66,7% ma la Campania è al 58,5%, la Puglia al 56,9%, la Sardegna al 56,8%, la Sicilia al 56,1%; i laureati sono il 33,6% nel Nord-Ovest, il 35,7% nel Nord-Est, ma scendono al 26,9% nel Sud e al 23,7% nelle Isole; il divario digitale tra Centro-Nord e Mezzogiorno vede i cittadini con competenze almeno di base che si attestano rispettivamente al 50% e al 36,1%.

Mobilitazione civile e riscatto possibile

Al contempo, si registra la crescita della mobilitazione educativa che affronta la penalizzazione del Sud non già con la lamentela o la mera rivendicazione ma attraverso attivazioni promuoventi, operanti, concrete.
La chiave di volta è l’alleanza tra scuole, Terzo settore, comuni, civismo educativo largamente inteso, che operano insieme come comunità educanti. Sono queste che hanno imparato a usare bene i Fondi Europei nelle scuole in conflitto con chi li spreca; attuano i dispositivi offerti da Fondazione con il Sud e Impresa sociale Con i bambini attivati grazie al Fondo di contrasto della povertà educativa; si fanno paladine del buon uso di risorse regionali creando alternative credibili alle pratiche negative; propongono azioni mirate alle amministrazioni locali. È dal cantiere delle comunità educanti che si inizia a prospettare, in modo ora implicito ora esplicito, un credibile programma di priorità che interroga la politica, tutta la politica, e che possiamo riassumere in cinque punti.

  1. Rafforzare l’assegno unico universale per i figli ed estendere l’offerta di nidi e servizi per la prima infanzia, con l’assicurazione della gratuità per chi è in difficoltà, in particolare delle mamme povere sole.
  1. Garantire il tempo pieno nella scuola primaria e in quella secondaria di I grado, attivando tutti gli attori educativi del territorio riuniti entro comunità educanti. La via suggerita dalle migliori pratiche
    osservate potrebbe essere un ‘tempo pieno territoriale’ su base sussidiaria, da effettuarsi non solo a scuola, con:
  • supporto alla piena acquisizione delle conoscenze fondamentali da parte di ogni alunno, da 6 a 14 anni;
  • pratica sportiva regolare;
  • laboratori creativi nelle diverse arti;
  • coinvolgimento in esperienze comunitarie intergenerazionali;
  • partecipazione alle offerte educative della città e service learning;
  • momenti di riflessione e supporto per i genitori;
  • contrasto di illegalità e dipendenze;
  • protagonismo auto-organizzato in spazi aggregativi.

3. Investire nell’edilizia scolastica con due obiettivi prioritari:

  • avvio di piani di riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico fondato su sicurezza funzionale, sismica, idrogeologica e su sostenibilità energetica e qualità degli ambienti di apprendimento;
  • nelle aree interne spopolate, progressiva costruzione di ‘scuole di ambito territoriale’ ambientalmente sostenibili, capaci di riunire i bambini e ragazzi dell’area, pensate come centri polifunzionali, comunitari e di aggregazione socio-educativa, capaci di coordinare le funzioni della scuola e del consolidamento delle conoscenze fondamentali con pratiche sportive, laboratori creativi, esplorazione del territorio, servizio sociale e pediatrico, sostegno alla genitorialità, aiuto competente per specifici disagi e sofferenze.
  1. Favorire l’estensione e stabilizzazione dell’azione di sussidiarietà dei partenariati pubblico-privato rafforzando il Fondo di contrasto della povertà educativa minorile e creare aree di sviluppo educativo prioritario decennale nei quartieri a più forte densità di dispersione e povertà educativa sul modello delle aree di sviluppo educativo strategico messe in campo dal Fondo di contrasto della povertà educativa.
  1. Sostenere gli adolescenti attraverso le esperienze di protagonismo, di autogoverno in spazi comunitari, di prove di lavoro protetto e non solo simulato, di riparazione o consolidamento dei percorsi di studio e di formazione, di prevenzione di dipendenze e violenza, di progetti comunitari, di gruppo, personali.

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