L’orizzonte oltre l’estate

I giovani e la sfida dell'abitare nelle piccole isole del Sud

di Arturo Gallia
Professore di Geografia, Università di Roma Tre
© Alessandro Torri
© Alessandro Torri

La sfida dell’abitare insulare

L’immaginario diffuso associa le piccole isole del Mezzogiorno italiano alla stagione estiva. In quei mesi i territori insulari accolgono densi flussi turistici e modificano radicalmente il loro assetto organizzativo. L’analisi geografica e sociale richiede di estendere lo sguardo all’intero arco dell’anno. I mesi invernali restituiscono la fisionomia originaria di queste geografie stagionali, evidenziando la centralità delle comunità residenti. Le piccole isole meridionali affrontano le criticità demografiche comuni a gran parte del Sud Italia. I dati Istat certificano un calo delle nascite e un progressivo invecchiamento della popolazione. La contrazione demografica incide direttamente sulla tenuta del tessuto sociale e relazionale locale. La diminuzione dei residenti permanenti innesca una riduzione dei servizi erogati, generando una spirale involutiva che accelera lo spopolamento. L’abitare insulare assume i contorni di una sfida quotidiana legata alla garanzia dei diritti di cittadinanza.

La condizione insulare impone ritmi di vita del tutto peculiari, determinati dalla separazione fisica dalla terraferma. La letteratura geografica contemporanea definisce questo fenomeno attraverso il concetto di doppia insularità. L’isolamento geografico si somma a una perdurante marginalizzazione di carattere politico e infrastrutturale. Il sociologo Phillip Vannini ha analizzato a fondo le dinamiche delle comunità costiere e insulari. I suoi studi illustrano come l’esperienza dello spazio e del tempo, definita timespace, sia interamente mediata dalla disponibilità e dagli orari dei trasporti marittimi. Le partenze e gli arrivi dei traghetti strutturano le pratiche quotidiane, la mobilità lavorativa e il senso di apertura dell’orizzonte geografico. Durante la stagione invernale, le condizioni meteorologiche avverse dilatano le distanze e rendono tangibile la separatezza fisica di questi territori. Johan Galtung, teorico dei peace studies, utilizza il costrutto di violenza strutturale per descrivere le condizioni impersonali che impediscono a determinati gruppi sociali di soddisfare i propri bisogni primari. Nelle piccole isole italiane, questa dinamica assume i tratti di un marcato deficit di giustizia socio-spaziale. Gli abitanti affrontano ostacoli logistici per accedere a cure mediche tempestive, a percorsi di istruzione secondaria e a opportunità professionali stabili. La costruzione di una pace positiva, secondo la prospettiva di Galtung, si realizza proprio attraverso la rimozione di queste disuguaglianze strutturali e la promozione di un accesso paritario alle risorse fondamentali.

Il sistema economico delle piccole isole si fonda in larghissima parte sulla monocultura turistica. Questo assetto produttivo genera profonde ricadute sull’organizzazione sociale e spaziale. Il mercato immobiliare si orienta in modo prevalente verso gli affitti brevi, massimizzando i profitti nei mesi estivi. Tale orientamento altera gli equilibri abitativi della popolazione residente. I lavoratori del settore pubblico assegnati temporaneamente alle sedi insulari incontrano serie difficoltà nel reperire alloggi a canone sostenibile. La carenza di sistemazioni abitative adeguate disincentiva la permanenza di insegnanti, medici, infermieri e forze dell’ordine. La discontinuità professionale nei servizi pubblici fondamentali penalizza ulteriormente i cittadini isolani. Le opportunità lavorative per i giovani residenti si concentrano nel periodo balneare, assumendo caratteri di forte precarietà e stagionalità. L’assenza di alternative occupazionali spinge una parte significativa della popolazione giovanile a emigrare verso i centri urbani continentali. Il fenomeno del brain drain priva le isole del capitale umano necessario per garantire il ricambio generazionale e l’innovazione dei sistemi ecologici ed economici locali.

Islands 4 Future

Le comunità insulari esprimono una chiara resilienza e una decisa volontà di autodeterminazione. Le nuove generazioni possiedono una radicata consapevolezza delle dinamiche territoriali in atto. Il progetto di ricerca PRIN Islands 4 Future ha indagato le aspirazioni e le capacità propositive degli adolescenti residenti in diversi contesti insulari italiani. Lo studio ha adottato un approccio partecipativo, integrando le metodologie della geografia, della pedagogia critica e delle scienze sociali. I ricercatori hanno implementato la place-based education, fondando lo sviluppo delle competenze sull’esperienza diretta del territorio abitato. Gli strumenti della cartografia partecipata e del participatory filmmaking hanno permesso ai giovani di decostruire le narrazioni turistiche standardizzate. I ragazzi hanno documentato la loro quotidianità, filmando le tradizioni della pesca artigianale, le emergenze idrogeologiche e le pratiche di recupero dei materiali, come la raccolta del legname portato dal mare. La produzione visiva ha agito come dispositivo di pedagogia pubblica, stimolando una riflessione collettiva all’interno delle comunità. L’antropologo Vito Teti definisce restanza la decisione consapevole di ancorarsi al proprio luogo di origine. Nelle piccole isole, l’atto di restare assume il significato di un impegno civico volto alla tutela dell’identità locale.

Le istanze emerse durante i mesi di ricerca si sono tradotte nella OurCommonIslandFuture Chart. Questo documento programmatico, elaborato in modo collaborativo dagli studenti, sistematizza le priorità delle nuove generazioni insulari. Il testo ruota attorno alla rivendicazione del diritto alla scelta della propria traiettoria biografica. I giovani isolani delineano un quadro in cui il restare, il partire per ragioni di studio e il ritornare rappresentano opzioni dotate di pari dignità. Il manifesto articola le proposte in specifiche aree tematiche, ponendo grande attenzione al sistema educativo e sanitario. In territori caratterizzati da dispersione insediativa, la scuola esercita una funzione essenziale di presidio della cosa pubblica e di collettore della vita sociale. Le aule rappresentano i principali, e spesso unici, luoghi di aggregazione durante i mesi invernali. I giovani chiedono di tutelare questi ecosistemi scolastici locali. La stabilizzazione degli organici, facilitata dall’introduzione di specifiche indennità per i docenti e da deroghe sul numero minimo di alunni per classe, assicurerebbe la continuità didattica necessaria per la formazione degli studenti. Sul fronte sanitario, la Chart evidenzia l’urgenza di implementare servizi di telemedicina strutturati e presidi territoriali stabili. La presenza di personale sanitario in loco riduce la dipendenza dai poli ospedalieri continentali, tutelando il diritto alla salute in condizioni meteorologiche avverse.

Il manifesto giovanile affronta in modo puntuale le questioni relative allo sviluppo economico e alla sostenibilità ambientale. Nel settore delle infrastrutture, i redattori chiedono il potenziamento della continuità territoriale e l’implementazione di una rete internet ad alta velocità, intesa come precondizione per la partecipazione al mercato del lavoro globale. Sul fronte produttivo, il documento suggerisce la transizione verso un modello economico diversificato. Gli investimenti nell’agricoltura vocata alla cura dei terrazzamenti e nella piccola pesca costiera sostengono le economie locali, preservando al contempo la stabilità idrogeologica dei versanti. La responsabilità ecologica emerge come una priorità assoluta per le nuove generazioni. I giovani promuovono la gestione autonoma del ciclo dei rifiuti e l’installazione di impianti per le energie rinnovabili. Il patrimonio architettonico in disuso offre ulteriori occasioni di sviluppo. La riqualificazione di fari, strutture militari abbandonate e antiche colonie penali permette di creare nuovi centri di aggregazione culturale e spazi di coworking. Queste iniziative restituiscono alla comunità beni storici di grande valore, incentivando forme di fruizione territoriale attente agli equilibri ecologici.

Una politica per le piccole isole

L’attuazione di queste proposte richiede un profondo rinnovamento delle politiche pubbliche nazionali ed europee. L’inquadramento delle piccole isole all’interno della Strategia Nazionale per le Aree Interne costituisce un passo rilevante verso il riconoscimento delle loro specificità. La recente modifica dell’articolo 119 della Costituzione italiana assegna alla Repubblica il compito di promuovere le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità. L’approccio legislativo e amministrativo richiede l’adozione di strategie place-based, calibrate sulle reali esigenze dei territori. La programmazione dei fondi strutturali, come quelli previsti dalla Politica di Coesione e dal PNRR per le Isole Verdi, necessita di procedure burocratiche snelle e di un coordinamento istituzionale efficiente. I parametri di valutazione per l’erogazione dei servizi pubblici devono considerare la distanza geografica e la bassa densità demografica invernale. Le comunità insulari del Mezzogiorno costituiscono realtà sociali vive, custodi di un patrimonio bioculturale di immensa rilevanza geografica e storica. L’investimento nelle infrastrutture materiali e immateriali delle piccole isole produce effetti positivi sull’intera coesione territoriale nazionale. Supportare la restanza giovanile significa attivare processi di rigenerazione capaci di invertire lo spopolamento. Le decisioni politiche orientate alla tutela dei diritti di cittadinanza garantiscono la continuità della presenza umana e la salvaguardia degli ecosistemi insulari. I giovani residenti dimostrano di possedere le competenze e la visione necessarie per guidare questa trasformazione. L’ascolto delle loro istanze e il riconoscimento della loro agentività politica rappresentano i fondamenti per la costruzione di uno sviluppo locale equo e duraturo.

Per saperne di più
Biesta, G. (2010). Good Education in an Age of Measurement: ethics, politics, democracy. Boulder: Paradigm.
Bignante, E. (2011). Geografia e Ricerca Visuale: Strumenti e Metodi. Roma: GLF editori Laterza.
Gallia, A., Malatesta, S. (2022). Le isole minori italiane nelle missioni del PNRR. Una visione sul futuro. Documenti Geografici, 1: 161-174.
Galtung, J. (1969). Violence, Peace, and Peace Research. Journal of Peace Research, 6(3): 167-191.
Galtung, J. (1996). Peace by Peaceful Means: Peace and Conflict, Development and Civilization. SAGE Publications.
Gruenewald, D. A. (2003). The best of both worlds: a critical pedagogy of place. Educational Researcher, 32(4): 3-12.
Malatesta, S., Gallia, A. (2026). Seasonal Island Geographies: The Human Geography of Italian Small Islands. Cham: Springer.
Teti, V. (2022). La restanza. Torino: Einaudi.
Tonelli, L. M. (2022). La riemersione dell’insularità in Costituzione. Osservatorio Costituzionale, 6.
Vannini, P. (2012). Ferry Tales: Mobility, Place, and Time on Canada’s West Coast. New York: Routledge.

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