Svuotare il Sud accelera la crisi demografica
La Questione Meridionale non è solo tema di equità ma di strategia per affrontare degiovanimento e invecchiamento

Svuotare il Sud
L’Italia sta attraversando una crisi demografica epocale. Il declino è più intenso al Sud e nelle Aree Interne. In un contesto di scarsità di giovani, l’Italia ogni anno vede espatriare decine di migliaia di ragazze e ragazzi. Ciascuno di tali fatti è noto. Eppure si fatica a unire i puntini e a cogliere il legame stretto tra i fenomeni.
Bisognerebbe forse partire dalle storie. Immaginare Giulia, una ragazza di Cosenza nata nel 2001, figlia unica come accade spesso in tutta la penisola, che dopo la laurea magistrale alla Unical si trasferisce al Nord in cerca di migliori opportunità e di una rete di servizi meno evanescente di quella disponibile dov’è cresciuta. Le offrono un contratto mediocre; tuttavia lei firma, perché la famiglia si è impegnata a pagarle l’affitto. In azienda stringe amicizia con un ragazzo di Monza, Francesco, altrettanto maltrattato ma che ha accettato perché vive con i suoi. Durante un apericena con coetanei rientrati per qualche giorno dalla Spagna, la ragazza di Cosenza e il ragazzo di Monza prendono la loro decisione: si trasferiscono a Valencia. L’azienda riceve le dimissioni di Giulia e di Francesco e non fa alcuna controproposta: dalla Lombardia di giovani persi per l’estero tra il 2011 e il 2024 ce ne sono stati 77.131 (come saldo negativo tra iscrizioni e cancellazioni). Tuttavia per ogni espatrio, ci sono 2,5 arrivi dal Sud: per un totale di 191.621 giovani di 18-34 anni tra il 2011 e il 2024. E quindi l’imprenditore lombardo il problema demografico e il suo corollario più grave, il degiovanimento, non lo coglie: assumerà qualcun altro in arrivo dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Campania senza modificare le proprie politiche di svalorizzazione dei neoassunti.
Svuotare il Sud finisce con l’essere la strategia (involontaria?) messa in campo per mantenere gli equilibri nella parte più produttiva del Paese. E ogni disservizio, ogni carenza non risolta nel Mezzogiorno favorisce gli spostamenti interni e tampona i problemi del Nord sebbene, a conti fatti, acceleri la fuga di talenti dall’Italia perché i giovani vanno dove trovano altri giovani.
I numeri finora citati sono di fonte Cnel, il quale il 4 dicembre 2025 ha presentato un dettagliato rapporto su L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati, in cui stima in 630mila gli espatri nel 2011-2024 per una perdita economica cumulata di capitale umano pari a 159 miliardi, di cui 77 miliardi a danno del Nord, 24 miliardi del Centro e 58 miliardi del Mezzogiorno. Il Sud Italia però nello stesso periodo ha anche perso 148 miliardi in capitale umano per i trasferimenti di giovani meridionali per studiare e lavorare al Nord, sussidiandolo, portando il proprio saldo negativo a oltre 200 miliardi.
A espatriare, negli anni più recenti, sono soprattutto le donne con laurea. «Relativamente al segmento femminile – puntualizza il Cnel – le laureate sono il 44,3% tra le emigrate all’estero nel triennio 2022-24, contro il 40,1% dei maschi. La differenza maggiore tra la quota femminile e quella maschile si raggiunge tra le regioni del Mezzogiorno, segno che le giovani istruite hanno maggiore coscienza del divario di genere più ampio rispetto al Nord ed emigrano per superarlo. La differenza è di 9,5 punti percentuali in Campania (42,5% contro 33,0%) e di 9,4 punti in Puglia (42,9%, 33,5%), 9,3 in Abruzzo (43,1%, 33,8%), 8,6 in Sardegna (37,8%, 29,2%), 8,4 punti in Calabria (31,8%, 23,4%) e Basilicata (42,4%, 34,0%)».
Il Cnel ha elaborato un indicatore che dovrebbe dare la sveglia al Paese: l’ISFM. Vuol dire Indice Simmetria Flussi Migratori. Nel 2011-24, 486mila giovani italiani si sono trasferiti verso dieci nazioni avanzate, cioè in ordine alfabetico: Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svizzera e USA. Nello stesso periodo da quegli stessi Paesi sono arrivati in Italia appena in 55mila. Per ogni persona di 18-34 anni che da un Paese avanzato sceglie l’Italia, ne partono dall’Italia verso quelle destinazioni nove. Più basso è l’ISFM e migliore è l’attrattività, perché arriva un numero di giovani stranieri vicino a quello dei giovani italiani che emigrano. Quando l’ISFM è uno, la situazione è di simmetria. Ebbene: nessuna delle Regioni e Province autonome si avvicina a quota 1. La prima in termini relativi è la Toscana con 4,7 ragazzi persi per ogni arrivo. La Lombardia di Francesco ne perde 6,2. Il Veneto fa peggio della media nazionale con 10,4. Ultimo posto per la Calabria di Giulia: 29,9. È evidente che c’è un problema di scarsa attrattività dell’Italia e ciò si verifica in tutti i suoi territori, senza eccezione alcuna.
La nuova questione meridionale è ancora una volta una questione nazionale
C’è correlazione tra flussi migratori interni e internazionali? Il Cnel non unisce i puntini. Tuttavia è ragionevole ritenere che le migrazioni tra regioni, proprio perché sussidiano il Nord, ne indeboliscono l’efficienza e sono esse stesse concausa degli espatri dei giovani qualificati italiani.
- i giovani meridionali, e in particolare le donne con elevato titolo di studio, a causa di servizi inadeguati si trasferiscono verso territori che offrono migliori reti di welfare, opportunità, parità di genere;
- le famiglie di origine quando possono sostengono i figli con rimesse verso i migranti, cioè contributi per alloggio e trasporti, dando vita a una sorta di dumping salariale involontario;
- il sistema produttivo settentrionale beneficia di arrivi dal Mezzogiorno di persone qualificate disposte ad accettare condizioni economiche mediocri e non attiva politiche del personale tese a valorizzare i giovani, indipendentemente dalla loro provenienza geografica;
- i ragazzi che lavorano al Nord, che siano originari di quei territori o trasferiti dal Meridione, sono spinti a cercare migliori opportunità all’estero, soprattutto verso Germania, Regno Unito e Spagna;
- in Italia accelera il degiovanimento perché si somma l’effetto strutturale della denatalità a quello degli espatri di persone qualificate.
Pertanto la debolezza del Sud e i divari territoriali in termini di servizio soprattutto quelli di rilievo per l’universo femminile, sono all’origine e spiegano la difficoltà di tenuta dell’Italia intera. La Questione Meridionale di secolare memoria non è più soltanto un tema di equità interna al Paese, anzi: la soluzione della Questione Meridionale è diventata la sola strategia possibile per fermare l’emorragia di persone qualificate, prima dal Sud verso il Nord e poi dall’Italia tutta verso l’estero, nonché per rendere la nostra penisola attrattiva verso i talenti di tutti i continenti.
L’Italia può ritrovare una struttura demografica sana se diventa il luogo più ambito del pianeta per chi vuole studiare, lavorare, divertirsi, fare famiglia. Per riuscirci, deve fare il contrario rispetto a spostare persone dalle aree deboli verso quelle relativamente forti, attratte magari da servizi integrativi, previdenza complementare, salari più elevati e qualche bonus casa. Le migrazioni infra-regionali in una fase di rapida contrazione demografica sono due volte dannose: lo sono per le zone che le subiscono, a partire dalle Aree Interne, perché accelerano una caduta già pesante mettendo a rischio persino la manutenzione dei territori. E lo sono per le aree beneficiarie degli arrivi, perché offrono una soluzione tampone che frena l’adozione di provvedimenti strategici e rappresentano un sussidio che scoraggia il sistema produttivo dal cercare strade per valorizzare le risorse giovanili.
In un contesto di degiovanimento e invecchiamento, i divari territoriali accelerano il depauperamento di alcuni territori e frenano la piena valorizzazione dei giovani, ovunque residenti. È indispensabile imparare in fretta che sostenere Cosenza è nell’interesse di Monza. Lo dobbiamo tanto a Giulia quanto a Francesco.
Per saperne di più
M. Esposito, Zero al Sud, il capitale che serve, Rubbettino, 2018.
M. Esposito, Vuoto a perdere. Il collasso demografico. Come invertire rotta, Rubbettino, 2024.
