Se il futuro del Paese passa dal rapporto con il Sud

Di fronte ai persistenti divari fra le “2 Italie” e allo spopolamento in atto nel Mezzogiorno, serve ripartire dall’alleanza di istituzioni, cittadinanza, Terzo Settore, forze produttive

di Pietro Vento
Direttore Istituto Demopolis
© Manuela Guglielmino, Il tagliatore di spada
© Manuela Guglielmino, Il tagliatore di spada

Dov’è andato il Mezzogiorno?

È stata un tempo l’area più giovane e prolifica del Paese. Oggi invecchia e si spopola vertiginosamente: si tratta del Mezzogiorno d’Italia. Storicamente, il Sud e le Isole anticipano fattori problematici che divengono poi “questione nazionale”.

Oggi, come e più che in passato, il futuro dell’intero Paese passa dal rapporto con il Sud; e per scovare grimaldelli interpretativi solidi, l’esperienza dell’Istituto Demopolis invita ad un approccio non regionalistico ma ad uno sguardo nazionale sui temi della qualità della vita, delle dimensioni condizionanti la scelta di restare, partire, tornare, costruire famiglia per gli italiani, soprattutto per i più giovani nati a Sud.

Come le rilevazioni Istat raccontano, la migrazione interna al Paese oggi penalizza marcatamente il Mezzogiorno, in termini di popolazione che si sposta, con profilo di età giovane e alto titolo di studio, non compensata da altrettanti arrivi. Ma è l’intero Paese che perde i suoi figli: l’Italia vede partire ogni anno migliaia di laureati che emigrano altrove, ma con flussi territorialmente differenti. Perché anche il Nord viene abbandonato da giovani laureati che scelgono la strada dell’estero, ma li compensa con l’afflusso di laureati dal Sud.

L’attualità statistica dell’inverno demografico nazionale disegna nel Sud e nelle Isole un futuro di comunità impoverite dalla contrazione della popolazione. Ed il Mezzogiorno teme oggi lo spopolamento molto più del resto del Paese. Ma non si tratta di dinamiche ineluttabili.

Le due Italie

Alcune piste interpretative si individuano nelle indagini condotte dall’Istituto Demopolis a partire dalla Sicilia, in attesa di prossimi accertamenti regionali. Oggi due siciliani su tre non lascerebbero l’isola per un luogo alternativo in cui vivere. Un terzo invece, potendo scegliere, partirebbe. Ragioni prevalenti della scelta di mobilità sono, per sei su dieci, garantirsi maggiori opportunità di lavoro e di realizzazione professionale: un dato che cresce tra gli under 30. Si partirebbe anche per poter fruire di servizi migliori ed ottenere una più alta qualità della vita. Le disuguaglianze dei contesti di residenza, in termini di welfare e servizi, pesano come fattore potenziale ma anche attuale di spopolamento.

Del resto, l’Italia non è uguale per tutti sul piano sociale ed economico: le Italie sono più di una, e quella più debole rischia di perdere pezzi di futuro.

Nell’ultimo biennio il Mezzogiorno è cresciuto, in termini di Pil, più delle regioni del Centro Nord, ma la qualità della vita non è migliorata, e nette restano oggi le differenze territoriali, ad esempio nella soddisfazione per welfare e servizi pubblici, con un divario che diviene ancora più netto nella sanità pubblica.

Ha preso le mosse da questa discrasia l’indagine Demopolis condotta nel 2024 per Fondazione Con il Sud. La ricerca ha analizzato percezioni e consapevolezze dell’opinione pubblica nazionale, con un focus fra i residenti nelle regioni del Mezzogiorno, rilevando i divari territoriali e di cittadinanza avvertiti dalle famiglie, ma anche le dimensioni problematiche che gravano sulla quotidianità e sul futuro del Paese.

Esiste una differenza di sviluppo in Italia che, a differenza di quanto accaduto in altri Paesi europei, non è mai stata colmata e si è addirittura progressivamente aggravata negli ultimi cinque anni. Lo sostiene il 45% dei cittadini intervistati dall’Istituto Demopolis, con una percezione che sale fra i residenti a Sud e nelle Isole al 60%. Dati ancora più netti tratteggiano le consapevolezze degli italiani sul peso nazionale delle dinamiche meridionali: per l’80%, il ritardo economico e sociale del Sud blocca la crescita complessiva del Paese; inoltre, per l’83% il divario fra chi vive nelle regioni del Centro-Nord e chi vive nel Sud nel Paese è oggi un divario di cittadinanza.

Del resto, le “Italie” sono almeno 2 anche nei servizi essenziali. In un’ideale pagella scolastica, i servizi pubblici vengono oggi promossi dal 67% dei cittadini residenti a Nord, ma il dato si riduce al 40% nel Sud e nelle Isole, dove il 60% dei cittadini è del tutto insoddisfatto. E per tre italiani su quattro, uno dei problemi che peserà maggiormente sul futuro dell’Italia e del Mezzogiorno in particolar modo è la fragilità della sanità pubblica.

In questo contesto, è prevalente la convinzione che, per favorirne lo sviluppo economico, serva prima affrontare i problemi sociali di un territorio (75%), che a Sud si inverano in bisogni collettivi lungamente disattesi: a partire dalla qualificazione dei servizi socio-sanitari (73%), ma anche attività per l’inserimento lavorativo dei giovani (66%), educazione alla legalità (57%) e di tutela e valorizzazione dell’ambiente (51%), rafforzamento di servizi destinati ad anziani e bambini (51%).

L’indagine Demopolis sollecita la riflessione pubblica su dinamiche e impatto dello spopolamento, misurandone la percezione in seno alla popolazione tutta: l’emigrazione dei giovani più qualificati, la riduzione delle nascite e l’invecchiamento non mitigato della popolazione hanno smesso di rappresentare temi demografici o ideologici, e oggi raccontano una questione di programmazione e sviluppo anche nella percezione della maggioranza assoluta della popolazione.

Si tratta di una vera e propria emergenza perché, soprattutto dal Sud, emigra la classe dirigente del futuro.

Nelle risultanze dell’indagine Demopolis, sei italiani su dieci ritengono che lo spopolamento del Paese sia un fenomeno da affrontare con priorità assoluta; e gli indici di preoccupazione più marcati sull’inverno demografico si rilevano soprattutto nel Mezzogiorno (68%). Ma gli attori chiamati a rispondere a questa emergenza non sono solo politico-istituzionali: nelle indicazioni di sette intervistati su dieci, a contrastare la denatalità in molte aree del Paese dovrebbero essere il governo e la politica, purché insieme alla società civile.

Dall’indagine emerge l’attesa di un approccio rinnovato alle politiche di sviluppo: capace di presidiare la tutela degli interessi comuni ma di valorizzare al contempo il tessuto connettivo delle comunità locali, che nel Mezzogiorno non smette di essere attrattivo. Per la maggioranza degli italiani, il 65%, ad occuparsi di pianificare lo sviluppo sui territori dovrebbe ancora essere lo Stato, purché con il coinvolgimento di imprese e cittadini anche in forma organizzata, affinché l’assunzione delle scelte di interesse collettivo abbia un respiro condiviso e sappia fare tesoro della lezione del Terzo settore.

La ricerca Demopolis conferma infatti il valore rilevante attribuito in Italia al Terzo settore, anche in termini di ruolo sussidiario svolto rispetto allo Stato ed al privato non sociale. Il 61% dei cittadini riconosce l’importanza dell’azione delle organizzazioni non profit per favorire la coesione sociale e lo sviluppo dei territori nel nostro Paese. Nella percezione dei cittadini, inoltre, la collaborazione fra il pubblico e il Terzo Settore migliora la gestione dei beni o lo sviluppo dei territori: ci conta il 64% degli italiani.

Dall’indagine emerge in tralice un’esortazione: con l’alleanza di istituzioni, cittadinanza, Terzo settore, forze produttive si può vivificare il rapporto con il Sud.

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