Rione Sanità, dove la bellezza è motore di cambiamento
“Cominciò a guardare con occhi nuovi le strade di casa sua, riconoscendo in quei luoghi la possibilità di costruire – dove ha sempre immaginato di dover andare via – nuove prospettive per il suo futuro”

Sopra, la città che cresceva e, sotto, un quartiere che per anni ha imparato a convivere con la paura di restare ai margini. Il Ponte del Rione Sanità, costruito durante il decennio francese per facilitare il passaggio dei reali verso la Reggia di Capodimonte, ha finito col dividere in due la città: da una parte c’erano le opportunità, dall’altra un quartiere che sembrava escluso dal racconto del futuro.
Susy Galeone è nata in una zona di confine, dove la città cambia volto, ‘dalla parte giusta’ le avevano ripetuto sin da bambina, quella protetta, da cui il Rione Sanità si poteva vedere senza doverlo attraversare, perché quel ponte la separava da quel mondo. Fino a quando, quello che per anni le è sembrato un confine invalicabile, decise di superarlo.
Per molto tempo, lì, intere generazioni sono cresciute con la sensazione di vivere in un territorio colmo di meraviglie, ma lontano dalle possibilità, un quartiere in cui andare via sembrava essere l’unica possibilità. Poi, all’inizio degli anni duemila, con l’arrivo di don Antonio Loffredo, è nata una visione nuova: rimettere al centro le persone attraverso la cura del patrimonio.
Con lui, alcuni giovani del quartiere scoprono il coraggio di sentirsi parte di qualcosa, trasformando un luogo che sembrava segnato dall’abbandono in una comunità capace di generare futuro. Tra loro c’è anche Susy, che proprio lì scopre che a volte la parte giusta della città è quella in cui si sceglie di restare.
Rebecca Rocco è cresciuta qui, tra queste pietre, con il peso degli sguardi addosso e la sensazione di non riuscire a trovare il proprio posto nel mondo. Fino a quando, all’età di diciott’anni, conosce la ‘Cooperativa La Paranza’, di cui oggi Susy è Presidente, un gruppo di amici che aveva – e continua ad avere – nello sguardo qualcosa di diverso: una visione, ostinata e luminosa.
Una realtà che, dal 2006, sta provando a raccontare al mondo – con l’apertura al pubblico delle Catacombe di Napoli e del Cimitero delle Fontanelle – una città che non si arrende ma che continua, silenziosamente, a trasformarsi, a crescere e a diventare. Da quell’incontro, Rebecca ha iniziato a guardare con occhi nuovi le strade di casa sua, riconoscendo in quei luoghi la possibilità di costruire – proprio nei luoghi da dove aveva sempre immaginato di dover andare via – nuove prospettive per il suo futuro.
Negli stessi vicoli cresce anche Raffaele Marfella, da bambino sogna di fare l’archeologo, per un periodo pensa che restare significhi rinunciare ai propri sogni, poi si accorge che, mentre lui cambia, cambia anche il suo quartiere. Gli spazi abbandonati diventano luoghi di incontro, la cultura genera opportunità e la comunità torna lentamente a credere in sé stessa. Così sceglie di tornare nel suo quartiere – all’età di 26 anni – portando a casa ciò che aveva imparato studiando archeologia a Bologna.
Tre storie di giovani che hanno scelto di restare e di prendersi cura dei luoghi in cui sono cresciuti, trasformando quella cura in qualcosa di concreto, che potesse generare lavoro, dignità e futuro.
È proprio da questo percorso di valorizzazione, iniziato circa vent’anni fa, che Rebecca e Raffaele – insieme ad altri dieci giovani del territorio – nel 2024 fondano La Sorte, la prima cooperativa di comunità di Napoli. Una realtà che oggi si occupa della gestione e della cura di alcune tra le chiese più suggestive del Rione Sanità, tra queste: la Chiesa Blu dei Cristallini e la Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, dove ha preso forma lo Jago Museum, uno spazio espositivo che accoglie migliaia di visitatori all’anno.
Un processo che, in questi due anni, ha generato circa quaranta opportunità lavorative per i giovani della città, e permesso di prendere parte al progetto ‘MUDD – Museo Diocesano Diffuso’, nato dalla visione della Chiesa di Napoli e della Fondazione Napoli C’entro di restituire alla città il suo patrimonio artistico e religioso, affrontando la sfida della disoccupazione giovanile.
Il Duomo di Napoli, il complesso di San Giovanni a Carbonara e di Sant’Aniello a Caponapoli sono, così, parte di una rete che mette insieme patrimonio culturale e imprenditoria giovanile, offrendo opportunità concrete di lavoro e formazione a decine di ragazzi napoletani.
Un sogno ambizioso fondato sulla cultura del dono, in cui le chiese tornano ad aprirsi gratuitamente alla città, mentre le esperienze di scoperta condotte dai giovani vengono sostenute dalle donazioni volontarie dei visitatori e da percorsi culturali dedicati, capaci di rendere il progetto sempre più partecipato e sostenibile nel tempo.
Tra gli amici e i sostenitori che, in questi vent’anni, hanno creduto nella forza del cambiamento del Rione Sanità c’è la Fondazione con il Sud. Una realtà che ha accompagnato questo percorso di valorizzazione sostenendo i primi progetti di tutela delle Catacombe di Napoli.
Un legame che è continuato nel tempo con il progetto “Luce al Rione Sanità”, grazie al quale sono state restituite alla comunità la Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi e la Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, e che oggi prosegue con il progetto MUDD.
Dal Rione Sanità fino al centro storico di Napoli, più di 130 sono i giovani coinvolti in questo processo di rinascita economica e sociale. Una storia che parla di restanza e porta con sé il coraggio di chi è tornato al Sud, di chi ha scelto di restare e trasformare questa scelta in una responsabilità collettiva.
Per approfondimenti: https://catacombedinapoli.it/it/about/
