Ri-abitare i luoghi con il Festival dell’Ospitalità
Scegliere di tornare a Nicotera, in Calabria, e ripartire da zero

Cosa vuoi fare da grande? Me lo chiedevano da bambino. Lo sento chiedere ancora oggi, agli stessi bambini che guardano gli adulti aspettando una risposta che li metta in pace. Molteplici passioni, la noia che arrivava presto e mi spingeva verso qualcosa di nuovo, generando ansia, e quel senso sordo di essere fuori posto, mentre gli altri sembravano già dentro a qualcosa che non riuscivo nemmeno a vedere. Da qui la scelta di iniziare un lungo viaggio, figlio di quella generazione del Sud costretta a questa scelta.
Sei felice? È iniziato tutto da qui, una semplice domanda, posta nel momento giusto, da Nunzia, l’anima con cui intraprendo questo viaggio. Al culmine dell’aspirazione lavorativa dei miei genitori, sentivo forte la mia voce interiore voler dire qualcosa. Quella domanda è stata come un click. Nel 2014 abbiamo scelto di tornare a vivere in Calabria, a Nicotera, provincia di Vibo Valentia. Perché qui la comunità aveva, ed ha, un carattere riconoscibile, forte, non negoziabile. Il tempo scorreva con una sua linearità antica, un ritmo mediterraneo che per me, cresciuto dentro la logica della città, era qualcosa che non sapevo ancora nominare ma che sentivo giusto.
Tornare ha voluto dire ricostruire le relazioni da zero. Quell’ansia, quella paura, quella irrequietudine, le abbiamo ascoltate, ibridate, intersecate, innovate. Abbiamo cercato altri visionari: persone normali fuori posto nella società specialistica in cui viviamo, che immaginano nuovi mondi e li mettono in pratica. Consapevoli che, come amava dire Olivetti, l’utopia è il modo più comodo per liquidare quello che non si ha coraggio di fare.
È da quel terreno che nasce il Festival dell’Ospitalità. Uno spazio per ascoltare storie, costruire relazioni umane solide. Ci ha convinto che sui temi del restare, del tornare, dell’andare bisognasse dare una prospettiva diversa: quella dell’impegno e della responsabilità. Mettere a fattor comune quelle mille passioni, quel senso di continua inadeguatezza che ti porta a non accontentarti, ma a fare sempre meglio.
Il lavoro da remoto e l’intelligenza artificiale hanno rotto il legame storico che teneva insieme vita, lavoro e consumo nelle città. Oggi possiamo partecipare alla vita economica di una metropoli come San Francisco, vivendo a Nicotera. È la storia di Kimo, che dalla Finlandia ha scelto Nicotera per viverci. Di chi è tornato in Calabria con la famiglia pur continuando a lavorare per una grande azienda. Il lavoro diventa così mezzo di espressione del proprio scopo personale e i territori, che i numeri descrivono come in declino, rivelano la loro vera natura.
Oggi posso rispondere sì alla domanda di Nunzia. Sono felice, con tutto quello che quella parola contiene di fatica, di dubbio, di giorni in cui è la visione a fungere da bussola. Consapevole che il benessere del singolo e quello della comunità siano profondamente interconnessi. E che i territori in attesa abbiano bisogno di chi torni, di chi arrivi, di chi abbia abbastanza irrequietudine da non accontentarsi di quello che trova, ma voglia contribuire a (ri)abitarli.
Vai al sito del festival: https://www.festivaldellospitalita.it/
