Restare

Officine Culturali: scegliere di restare per rigenerare i territori attraverso la bellezza

Avrebbero potuto portare altrove le loro competenze. Invece hanno deciso di investirle nel contesto complesso di Catania e nel recupero del Castello di Vizzini”

Catania

Tra le persone che hanno iniziato a tracciare nel 2009 il cammino di Officine Culturali c’è chi il Sud non l’ha lasciato, ma ha scelto di abitarlo in modo diverso. Avrebbero potuto portare altrove le loro competenze. Invece hanno deciso di investirle nel contesto complesso di Catania. Oggi Officine Culturali gestisce il Monastero dei Benedettini, il Museo di Archeologia, l’Orto Botanico e Villa Cerami grazie a un Partenariato Speciale Pubblico-Privato con l’Università di Catania, e lavora su tematiche difficili ma necessarie, come il contrasto delle povertà educative e la rigenerazione sociale, con un’attenzione particolare al quartiere Antico Corso.

Nel tempo, nuove traiettorie si sono aggregate a quella iniziale.

Stefano Andreoli – laureato in biologia – viene da Sant’Agata di Esaro in Calabria, studia a Perugia e poi a Catania. Appena laureato si presenta l’opportunità di collaborare con Officine Culturali. Quella che sembrava una collaborazione momentanea è diventata il motivo per restare: non solo per la città, ma per un ambiente di lavoro fatto di persone aperte al dialogo, che condividono una visione comune. Si occupa dei servizi al pubblico all’Orto Botanico.

Chiara Belviso – laureata in BBCC – si era spostata da Catania a Milano per un master. Tornare, anche solo per un tirocinio, sembrava difficile da immaginare. Lo ha fatto con Officine Culturali, ma restava la consapevolezza che una volta finita l’esperienza formativa avrebbe dovuto cercare lavoro altrove. Quel tirocinio è diventato invece una professione, e ha reso il ritorno sostenibile, liberandola dall’incertezza di chi rientra al Sud senza sapere se ce l’avrebbe fatta. Ora si occupa dei servizi educativi di Officine Culturali.

Giovanni Sinatra arriva a Officine Culturali nel 2012 con un tirocinio curriculare. La sua famiglia si era già trasferita in Valle d’Aosta e dopo la laurea in comunicazione a Catania avrebbe dovuto raggiungerla. Non lo ha mai fatto. Quel tirocinio è diventato un lavoro, e oggi, dopo quasi quattordici anni, Giovanni è il responsabile della comunicazione della cooperativa.

Questa idea di radicamento e costruzione collettiva ha guidato anche il progetto BeeDINI – Vizzini 2030, a cura di Officine Culturali e sostenuto da Fondazione con il Sud, da cui è nata Beedini AgriCultura. A Vizzini, il recupero del Castello ex carcere mandamentale ha dato nuova energia a chi già abitava il territorio, rafforzando la scelta di restare e di investire nella propria comunità. I soci e le socie della nuova cooperativa, soprattutto vizzinesi, hanno messo le proprie competenze al servizio della produzione di nuovi prodotti legati al territorio, recuperando antichi saperi produttivi, in particolare quelli legati al miele.
Accanto alla filiera agroalimentare, Beedini AgriCultura promuove all’interno del Castello attività culturali e di socializzazione, con l’obiettivo di rafforzare la partecipazione attiva della comunità attorno al mondo delle api.

Un’appartenenza costruita nel tempo, attraverso un progetto, una comunità, una città. Ma perché storie come queste possano moltiplicarsi serve un contesto pubblico che investa in servizi e welfare al Sud, e smetta di rendere queste scelte difficili da compiere e faticose da mantenere.

Per approfondire: https://www.officineculturali.net/

di Giovanni Sinatra – Cooperativa sociale Officine Culturali

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