Ketos, tornare a Taranto per la tutela dei delfini e dell’ambiente
La storia di Carmelo Fanizza, fondatore della Jonian Dolphin Conservation, e dell’equipe che sta cambiando la narrazione della città, attraverso percorsi di “citizen science” e la creazione del primo rifugio europeo per delfini in cattività

All’Expo 2015 di Milano, all’ingresso del Padiglione Italia, la Puglia era rappresentata tra le 21 eccellenze italiane dalla statua a grandezza naturale di Carmelo Fanizza, biologo marino tarantino divenuto simbolo di innovazione e tutela del mare e protagonista di una straordinaria storia di “ritornanza”.
Laureatosi a Taranto in Scienze della Maricoltura, formandosi nell’antico Palazzo Amati della Città Vecchia, come molti coetanei Carmelo ha dovuto fare le valigie per cercare lavoro: prima alle Maldive, poi nel Mar Rosso, come biologo marino e guida subacquea.
Poi la scelta — forse visionaria, di certo coraggiosa — di tornare a Taranto, dove oltre 15 anni fa, con altri amici tra cui il compagno di studi Vittorio Pollazzon, ha costituito la Jonian Dolphin Conservation: un’associazione che, con metodologie innovative, studia e tutela i cetacei nel Mar Ionio. Una realtà che coniuga ricerca scientifica, sostenibilità e promozione del territorio, facendo vivere ai visitatori la cosiddetta esperienza di “citizen science”, ovvero, diventare ricercatori di cetacei per un giorno.
Carmelo si è preso anche una rivincita sul destino: grazie a due bandi di Fondazione con il Sud, la JDC ha restaurato e recuperato funzionalmente proprio Palazzo Amati — nel frattempo nonpiù sede dell’università —, chiudendo così idealmente un “cerchio” e dimostrando che nulla è impossibile. Una possibilità che ora si sta sviluppando anche con il San Paolo Dolphin Refuge, il primo rifugio per delfini in cattività d’Europa, che darà lavoro a un team di specialisti e contribuirà a cambiare la narrazione di Taranto: da città inquinata a simbolo di rinascita attraverso la valorizzazione del mare e del suo ecosistema.
Oggi Palazzo Amati è la sede della JDC e un hub di rigenerazione sociale e urbana nella Città vecchia, un “quartiere difficile” di Taranto che qui ritrova energia, ma è anche il luogo magico in cui, oltre a circa 40 volontari, lavorano stabilmente 20 persone, tra assunti e consulenti, donne e uomini con storie diverse alle spalle, che, proprio come Carmelo, hanno avuto la possibilità di realizzarsi a Taranto.
Tra questi proprio Vittorio, oggi presidente della Jonian Dolphin Conservation, che coordina le attività tra le mura dell’antico edificio, una delle tante storie di “restanza” della JDC.
Come il quarantenne Nicola che, dopo aver scontato una pena, ha intrapreso un percorso di reinserimento lavorativo che lo ha portato a entrare stabilmente nella JDC, o la quarantanovenne Matilde, del quartiere periferico Tamburi, che contribuisce ogni giorno a mantenere Ketos pulito, decoroso e accogliente, prendendosi cura di uno spazio vissuto da cittadini, scuole e famiglie.
Come Carmelo, è invece protagonista della “tornanza” Salvatore che, dopo 15 anni di lavoro fuori Taranto nella vigilanza, ha scelto di tornare nella sua città: oggi, a 55 anni, è il custode di Ketos, la sede della JDC, e accoglie visitatori e studenti, presidiando uno spazio che sente anche suo: è una storia di “tornanza”, resa possibile dalla rinascita di un luogo restituito alla comunità.
E poi c’è l’“arrivanza”. Nicola, etologo parmense classe 1995, era arrivato a Taranto per un tirocinio universitario legato alla sua tesi magistrale: oggi è il responsabile del centro Ketos. Anche il quarantenne veronese Alberto, laureato in interpretazione e traduzione della lingua inglese e tedesca, ha trovato a Taranto il luogo in cui mettere a disposizione competenze linguistiche e organizzative, inizialmente come volontario, e oggi come responsabile Area progetti della JDC.
Sono storie diverse, ma unite dalla stessa idea: che il Sud possa essere non un luogo da lasciare, ma uno spazio dove restare, tornare o arrivare per costruire futuro e comunità.
Per approfondire: https://www.joniandolphin.it/
