Tornare

Il Castello di Milè: vecchia filanda divenuta luogo di accoglienza sui Nebrodi

La storia di Lucia e Calogero, emigrati a Torino e tornati a Galati Mamertino (ME) per riportare in vita la struttura dismessa e trasformarla in luogo di ospitalità rurale

Galati Mamertino (ME)

La storia di Lucia Bonaffino e Calogero Fabio è simile a tante vicende esistenziali di giovani meridionali emigrati a Torino negli anni settanta. Lei insegnante e lui operaio e poi sindacalista presso un’industria metalmeccanica. I due giovani sanno che il loro vivere lontano dai monti Nebrodi non è la scelta definitiva, resta dentro di loro il legame con i boschi, con i loro cari, con un progetto di lavoro al Sud per loro e per la loro comunità. Partono, lavorano, studiano ma con il desiderio mai sopito di ritornare.

L’occasione per la “tornanza” è un progetto condiviso con altri giovani del paese (Galati Mamertino in Provincia di Messina) di occuparsi di turismo naturalistico e di agroforestazione. Sono gli anni delle cooperative giovanili, anche loro diventano soci di un’utopia concreta: ristrutturare una vecchia filanda, chiamata Castello di Milè, e farne una struttura di accoglienza per i primi gruppi di turisti che frequentavano il nascente parco dei Nebrodi.

Lucia continua a fare l’insegnante ma diventa anche un’ottima cuoca e mamma di due bimbi. Vivere in montagna ha tante difficoltà e richiede una grande fatica: i venti che distruggono le serre, l’allevamento del suino nero dei Nebrodi, i temporali e le frane. La cooperativa ha un nome significativo “natura amica” ma non sempre da quelle parti la natura è dolce e amichevole. Loro lo sanno e resistono, qualche socio sceglie la vita più comoda di abitare in città o lungo il litorale. Lucia e Calogero non si scoraggiano e anno dopo anno fanno diventare quel luogo un piccolo eremo laico.

La loro scelta, negli utili dieci anni è stata l’agricoltura sociale, la famiglia /cooperativa accoglie un paziente dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto. Non un servizio separato dalla loro casa ma condividono con questa persona la loro vita quotidiana. Le difficoltà non sono mancate ma la loro “restanza” è sostenuta da una scelta profonda. Quando vai da loro incontri la semplicità dei luoghi, la passione della loro accoglienza umana che chiamarla turismo è poca cosa, gusti un cibo buono e autentico, ascolti per ore i racconti di escursioni (Calogero è una guida alpina) e di avvistamenti dei rapaci alla Rocca del Castro, delle escursioni al lago Maulazzo, dei resti di monasteri basiliani e delle scorribande dei predatori saraceni.

Nulla di romantico traspare dietro la fatica giornaliera ma ti porti lo sguardo materno di Lucia e la saggezza di Calogero, entrambi disponibili a condividere con i vecchi e i nuovi amici un gusto unico per la vita e per la loro terra.

Per approfondire: www.castellodimile.it

di Salvatore Cacciola – Il Castello di Milè

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