Addiopizzo Travel
Da Capaci a Palermo, la storia di una generazione cresciuta con l’idea che il cambiamento sia possibile, se costruito insieme.

Eravamo bambini quando l’autostrada di Capaci saltò in aria, uccidendo Giovanni, Francesca, Vito, Rocco e Antonio, in quel pomeriggio di maggio.
Era il 1992 e Cosa Nostra era nel pieno della sua strategia stragista, che non si sarebbe fermata ai confini regionali: l’anno successivo sarebbe toccato a Firenze, Milano e Roma.
Per tanti anni noi siciliani siamo stati etichettati come mafiosi, guardati con sospetto, come si guarda un criminale.
Ma qui, per le strade di Palermo, qualcosa stava cambiando. La gente era stanca, e non solo della criminalità organizzata: era stanca dell’abbandono istituzionale, delle troppe connivenze politico-mafiose, a livello locale e nazionale.
Lenzuoli bianchi ai balconi, catene umane, movimenti civici e progetti educativi: dal 1992 al 2000 si è seminato tanto, per far nascere i primi germogli di cittadinanza attiva nelle nuove generazioni.
Anche noi siamo figli di quella stagione. Siamo cresciuti pensando di essere capaci di riscrivere il destino collettivo di un’isola che merita decisamente di più. Convinti che si possa cambiare il mondo se lo si fa insieme, a piccoli e grandi passi, con una concretezza che forse è mancata alle generazioni che ci hanno preceduto.
Il 29 giugno 2004 Palermo si svegliò tappezzata di adesivi con una frase destinata a diventare un simbolo:
«UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO È UN POPOLO SENZA DIGNITÀ».
Un gruppo di giovani stava tracciando una strada nuova nel contrasto al pizzo, quell’«industria della protezione» che per la mafia significa controllo del territorio e costruzione del consenso.
Quei giovani dicevano una cosa semplice: il pizzo lo battiamo tutti insieme.
Anche attraverso azioni quotidiane, come gli acquisti.
Comprare da chi non paga il pizzo, per esempio.
Vent’anni dopo, Addiopizzo è un movimento che ha prodotto 300 denunce, coinvolto 1.000 negozi nella rete pizzo-free, realizzato centinaia di incontri con gli studenti ogni anno e persino creato un’agenzia di viaggi mafia-free, con quasi 30 dipendenti e collaboratori, per accompagnare le persone alla scoperta delle esperienze più trasformative del Sud Italia.
E poi un Museo in Realtà Virtuale a Capaci.
Proprio lì dove tutto è iniziato.
Per approfondire: https://www.addiopizzotravel.it/
