A Maratea, intrecci di fili d’erba e di persone nella nuova libbaneria mediterranea
Nel comune lucano, un progetto custodisce la tradizionale tecnica per la produzione di corde vegetali – i libbani – e mette in relazione persone rimaste, tornate e arrivate da lontano

“Da bambina a Maratea vedevo intrecciare i libbani. Erano erba, pazienza, forza. Ho imparato guardando e facendo. Per anni ho desiderato raccontare la fatica e la bellezza di quelle corde vegetali. Poi il tempo è passato e credevo che sarebbe rimasto solo un ricordo, e invece…”.
Sono le parole di Angelina Tortorella, ultima custode della tecnica dei libbani, intrecci di antiche corde vegetali, storicamente utilizzate dai pescatori per le barche, che oggi – grazie a questa storia – continua a trasmettere insieme a Rosa Brando, affiancate da Pacifica Colombo. Per conservare questa pratica fragile, quasi scomparsa, è nata la Nuova Libbaneria Mediterranea: un laboratorio vivo che produce manufatti, forma nuove artigiane, dialoga con il design contemporaneo, ospita residenze creative e attiva collaborazioni con università, artisti, designer e operatori culturali. I libbani diventano così il codice sorgente di un sistema che esplora nuovi linguaggi e nuove possibilità.
Un progetto fatto di fili d’erba e di persone, con competenze diverse. Angelo Licasale è ingegnere, tornato dopo anni di studio e lavoro tra Napoli e l’Europa: “Partire era necessario per crescere e immaginare il futuro. Tornare è stata la possibilità di restituire qualcosa al luogo da cui ero partito”. Da sempre si è occupato della valorizzazione del patrimonio culturale di Maratea e ora coordina il progetto della libbaneria affiancando Ilaria D’Auria: lucana, si occupa di progetti europei ed è arrivata da Bruxelles scegliendo il Sud come spazio di vita e progetto, continuando a lavorare tra smartworking e contesti internazionali: “A Maratea ho trovato non un margine, ma un luogo da cui costruire nuove possibilità”.
La comunicatrice del progetto è Marialuisa Firpo, visual designer napoletana, che ha sempre vissuto Maratea come radice profonda: “Anche vivendo a Napoli, l’ho sempre abitata come una seconda casa, un paesaggio interiore”. Una presenza fatta di attraversamenti e ritorni continui, di tempo investito per valorizzare un luogo amato con attività culturali e fondando un’associazione.

Rosa, maestra elementare amatissima, dice: “Intrecciare mi fa stare bene” e Pacifica: “Mi piace il lavoro manuale se fatto insieme”.
Grazie al sostegno di Fondazione Con il Sud ed Enel Cuore, la Nuova Libbaneria Mediterranea ha costruito anche una rete di partner animata da Antonella Viceconti, Pippo Di Fazio e Giusy Gazaneo, persone sensibili ai processi di sviluppo territoriale. Le diverse professionalità coinvolte hanno dato vita a un ecosistema aperto, dove artigianato, ricerca, turismo e creatività si intrecciano.
Un’esperienza che dimostra come contrastare lo spopolamento significhi non solo trattenere persone, ma rendere un territorio desiderabile, generativo e capace di accogliere energie diverse.
Per approfodire: www.nuovalibbaneriamediterranea.it
